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Tour nel Parco Regionale del Matese

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9 e 10 ottobre: Percorsi archeologici in Terra di Lavoro







Il nome originario di Terra di Lavoro è Liburia, termine derivante dal nome di un'antica popolazione chiamata Leborini.
In antichità era denominata Campania Felix per l'opulenza e la produttività della regione, e, in epoca preromana, aveva come capitale Capua che sorgeva dove oggi c’è la cittadina di Santa Maria Capua Vetere.


L'antica Capua fu fondata dagli Etruschi intorno l'800 a.C. ma resti di capanne e i ricchi corredi tombali delle sue necropoli attestano una intensa e continua
occupazione del territorio sin da epoca preistorica.
Pur essendo il centro etrusco più importante dell'entroterra campano, la città non riuscì a sfuggire alla conquista sannitica nel V secolo a.C. e, successivamente, a quella romana.

La città fu poi saccheggiata e distrutta dai Vandali nel V secolo d.C. e gli abitanti si spostarono nel sito dell'attuale Capua, corrispondente all'antico scalo fluviale di Casilinum.


Se della fase etrusca restano poche
testimonianze relative a
corredi funerari, una fornace per la produzione di oggetti fittili e ceramica, al periodo sannitico possono riferirsi i resti di un santuario e le famose matres matutae conservate nel Museo Provinciale Campano di Capua, nonché quelli del Tempio di Diana Tifatina, ricostruito in più fasi durante il periodo romano, sul quale sorse la basilica paleocristiana di S. Angelo in Formis.


Dell'abitato antico, circondato da mura e caratterizzato da un impianto regolare imperniato sul tracciato della via Appia, sopravvivono strutture in tutta l'area della città moderna, relative sia a domus sia a quartieri artigianali per la produzione di ceramica e la lavorazione del bronzo, nonché ad edifici pubblici.


Tra questi il più rilevante è l'Anfiteatro campano che, costruito a cavallo tra il I e il II secolo d.C. con quattro livelli di arcate di ordine dorico, univa alla grandiosità delle strutture lo sfarzo della decorazione scultorea, solo parzialmente risparmiata dal saccheggio dovuto al suo utilizzo come fortezza e poi come cava.


All'esterno dell'anfiteatro sono visibili dei sepolcri qui trasportati e ricostruiti: in alcuni di essi sono rinvenibili tracce degli affreschi che li decoravano.


La struttura era dotata di quattro ingressi principali, in corrispondenza dei punti cardinali, e poteva ospitare fino a 60.000 spettatori, distinti in tre ordini sociali; il popolino in alto, le persone più distinte al centro, tribuni, senatori, magistrati e cavalieri in basso.
Anche alle donne era riservata una collocazione, in una loggia detta "cathedra".
Le gradinate, rivestite di marmi, erano attraversate in senso trasversale da altre più piccole, venendo così a formare i cunei.
Su di esse si ergeva un portico di colonnine marmoree monolitiche fatte aggiungere da Adriano.
Sono ancora visibili i "vomitori", dai quali uscivano ed entravano gli spettatori, lateralmente ricoperti da pannelli a bassorilievi raffiguranti animali, scene sacrificali o imprese di Ercole.





In posizione centrale, in basso, era situato il podio, riservato alle autorità e circondato da una cancellata che fungeva da protezione dalle belve, durante gli spettacoli dei gladiatori.
L'arena, ancora ben conservata, è cinta da tre ordini di fasce di mattoni rivestiti di marmo e travertino.
Da essa si diramano otto uscite divise da blocchi di mattoni monolitici.






Purtroppo dell’antica struttura resta oggi ben poco: dei suoi quattro piani possiamo ammirare il primo e una parte del secondo; le gradinate sono andate quasi completamente distrutte, mentre è solo in parte visibile la parete esterna ellittica.
Ben conservati sono, invece, i sotterranei, i cui ambienti sono collegati da un insieme di corridoi con volte a botte.
In corrispondenza dei quattro ingressi principali ci sono delle gallerie che comunicano con la via Appia e con il Tifata.


Molti dei ritrovamenti nell’area archeologica dell’antica Capua sono conservati nel Museo Campano, ospitato nello storico Palazzo Antignano la cui fondazione risale al IX secolo.
Il Palazzo ospita anche le vestigia di San Lorenzo ad Crucem, una chiesetta di età longobarda.

Il Museo Campano si compone di due sezioni: l’area Archeologica e quella Medioevale con annessa un'importante Biblioteca.
Occupa 32 sale di esposizione, 20 di deposito, tre cortili, un vasto giardino.

Tra i più importanti d’Itali e tra i più notevoli d’Europa, il Museo Campano di Capua rappresenta una ricchezza inestimabile di reperti archeologici e di ricerche storico archivistiche riguardanti l’intero territorio di Terra di Lavoro.
Il gioiello dell’intera collezione è costituito da duecento statue della Matres Matutae, tra le più rare collezioni che musei italiani e stranieri possano vantare, dedicate alla dea tutelare del tempio della maternità.


Il tour al Museo inizia dal primo cortile: lungo le pareti si osservano una ricca serie di Stele Funerarie.
Famose nel mondo le terracotte per il loro rilevante interesse archeologico e per la grandissima varietà dei tipi: sono divise in due gruppi le architettoniche e le votive.
Le architettoniche erano usate come ornamento per gli edifici di culto delle varie divinità pagane celebrate in Campania.
Le votive sono la testimonianza della fervida attività religiosa che animava i popoli campani nell'antichità.


Una scala porta verso l'ala del Museo che ospita il Reparto Medioevale: frammenti, di transenne, pilastrini, capitelli dal X al XIII secolo, marmi romanici, testimonianza del travaglio artistico che fu poi anche politico, nel periodo dell'alto medioevo.


Cinque sale del piano terra ospitano lo straordinario insieme delle "Madri", sculture in tufo del periodo italico-romano (II secolo a.C.), oltre ai frammenti architettonici del tempio della dea Mater Matuta, ritrovato nel 1845 sul territorio dell'antica Capua, l’attuale S. Maria Capua Vetere. Rappresentano un "ex voto", il ringraziamento cioè, per la concessione del dono della maternità.



Dedicata a San Michele Arcangelo, la Basilica di Sant’Angelo in Formis, risulta documentata per la prima volta nella
concessione fatta dal
vescovo di Capua ai monaci di Montecassino.
La presenza di vari corsi d’acqua sul Monte Tifata è narrata da diversi scrittori latini, tra questi Silio Italico definì tale monte “umbrifero” e affermò che da esso sgorgavano numerosi corsi d’acqua, sfruttati per irrigare i campi ed alimentare gli acquedotti.

Velleio Patercolo narrò che nell’83 a.C. sulle alture del monte Tifata, nella località di S. Angelo in Formis, Silla sconfisse l’esercito democratico comandato dal console Caio Norbano e per commemorare tale vittoria concesse a Diana i campi circostanti e le sorgenti di acque famose.

In seguito Augusto e Vespasiano confermarono i privilegi accordati da Silla.
Molto probabilmente la parte più antica della primitiva chiesa fu costruita dai Longobardi verso la fine del VI secolo, prima dell’odierna basilica benedettina; si trattava di un santuario cristiano edificato nel medesimo luogo dove era stato abbattuto il tempio di Diana Tifatina.


L’attuale veste architettonica proviene dalla ristrutturazione voluta dall’abate Desiderio che realizzò anche il centro monastico di Sant’Angelo in Formis.
La tappa desideriana è ricordata nell’iscrizione sull’architrave del portale d’ingresso dove è possibile ammirare un affresco raffigurante S. Michele; l'iscrizione latina dell'architrave recita: "Salirai al cielo se avrai conosciuto te stesso, come Desiderio che, ripieno di santo Spirito e osservando la legge, edificò un tempio a Dio per ottenere una ricompensa eterna".


I risultati di questa iniziativa si vedono chiaramente in questa chiesa: gli affreschi del portico sono sicuramente di mano di maestri bizantini e presentano un linguaggio aulico, in cui le figure fisse e streotipe sono sono definite da un disegno elegantissimo e da colori estremamente raffinati; il ciclo dell’interno invece è opera di maestranze cassinesi e si caratterizza, pur con evidenti echi bizantini, per un linguaggio più diretto, con accentuazioni dei gesti e delle espressioni nelle scene più drammatiche, un colorismo intenso e variato, entro linee di contorno segnate con energia.

Tra gli affreschi della basilica si può notare quello realizzato da un anonimo pittore nell’abside centrale in cui Desiderio è raffigurato in piedi, umile nella magnificenza delle sue vesti mentre offre al Cristo il modello della nuova basilica di Sant'Angelo, da lui appena ricostruita.


L’interno della chiesa è di tipo basilicale, a tre navate divise da 14 colonne con capitelli corinzi provenienti dal tempio di Diana su cui si impostano archi a tutto sesto, senza transetto terminante con tre absidi semicircolari; il pavimento è quello antico del tempio di Diana


Le acquasantiere sono una stele romana e un capitello medievale; l'altare maggiore è un sarcofago romano e il pulpito quadrangolare, sorretto da quattro colonnine ottagonali, è ornato da un'aquila acefala che regge con gli artigli il vangelo di San Giovanni.
Sulle pareti laterali della navata centrale si ammirano numerosi affreschi riproducenti scene della vita di Cristo, parabole evangeliche, figure di profeti e scene bibliche.
Nell'absidiola della navata destra sono effigiate le immagini della Vergine con il bambino fra due angeli in alto, alcune sante martiri al centro.



L’area di Rupecanina, comprendente i comuni di Sant’Angelo d’Alife e di Raviscanina, è un’altra tra le aree più interessanti della zona; il suo territorio, infatti, sorge alla cima di una collina, e la sua posizione geografica si è sempre rivelata strategica, tanto per la difesa quanto per l’avvistamento dei nemici.
E per questo motivo, e grazie alla presenza di caratteristiche grotte, particolarmente adatte ad accogliere le comunità dell'uomo preistorico, che, probabilmente, fin dal secondo millennio a.C., qui ci furono insediamenti di popolazioni preindoeuropee e mediterranee; infatti sono numerosi gli oggetti preistorici ritrovati come selci lavorate e ceramiche della media e tarda età del bronzo.
Dopo la seconda migrazione indoeuropea, i Sanniti si stabilirono nel territorio di Rupecanina, dovendosi "accontentare" della dorsale appenninica, dato che le pianure erano già state occupate dai Latini.


Il Programma:

L’arrivo dei partecipanti è previsto a Caserta per la prima mattinata. Incontro con i nostri assistenti e trasferimento a Santa Maria Capua Vetere per la visita guidata degli scavi archeologici dell’Antica Capua.
Pranzo in ristorante tipico.
Nel pomeriggio visita guidata del Museo Archeologico Campano.
Cena in ristorante tipico.
La serata si concluderà con una suggestiva visita notturna alla Basilica Benedettina di Sant'Angelo in Formis, abbinata ad un evento spettacolo a scelta tra:
- osservazione astronomica condotta da specialisti del settore.
- Lectura Dantis (rilettura in chiave teatrale della "Commedia" dantesca).
Pernottamento in hotel.
La mattina successiva, dopo la prima colazione in hotel, trasferimento verso l’area archeologica di Rupecanina per la visita guidata della stessa.
Pranzo in villa d’epoca.


Pranzo 1° giorno

• Antepasto: Sfilacci di Bufalo affumicato con spinaci saltati e filetti di mandorle tostate,su fonduta
di patate allo zafferano
• Piatti di mezzo:
Bazzoffia .(zuppa di verdure)
Pennoni di Gragnano saltati con salsiccia e broccoletti su specchio di lenticchie
• Piatto di carne
Lattonzolo di PELATELLA (suino Casertano) al forno alle mele Annurche
• Piatto dolce
Mousse di ricotta al cioccolato fondente e miele caldo.
• Acqua e Vino


Cena 1° giorno

• Antepasto: prosciutto e mozzarella di bufala
• Orecchiette melanzane e salsiccia
• Braciola di maiale al vino bianco
• Patate al forno
• Frutta mista
• Acqua e Vino


Pranzo 2° giorno

• Antepasto: mozzarella di bufala e salumi del Matese, grigliate di verdure
• Primo piatto ( pasta fresca ai funghi porcini );
• Secondi di carne :
coniglio alla cacciatora;
faraona al brandy
• Contorno di piselli trifolati;
• Formaggi del Matese al carrello;
• Frutta di stagione
• Dessert della casa
• Acqua e vino

• Menù bambini (tipo):
• Pasta al pomodoro
• Cotoletta o salsiccia e patate fritte o insalata
• Bibita







Le quote di partecipazione individuale
sono di
Euro 230,00 per gli adulti
Bambini fino ai 3 anni partecipazione gratuita - eventuali pasti al consumo
Bambini fino a 6 anni( in camera con i genitori) Euro 80,00


Le quote prevedono:
- sistemazione in doppia in hotel 3*** selezionato con il brand “La Locanda del Parco”
- Servizio Culla
- trattamento, come da programma, in locali selezionati con il brand “La Locanda del Parco”
- guida e visite guidate per i due giorni
- materiale informativo
- I.V.A.
- Assicurazione R.C.

Supplemento singola Euro 15,00.

Possibilità di triple e quadruple: quotazioni su richiesta.

Il tour sarà effettuato al raggiungimento
di 25 adulti partecipanti

clicca qui per scaricare la locandina


Organizzazione tecnica: Bag & Dreams T.O.
Licenza Regione Campania n. 1295/1996, n. 13667/1999,
n. 431/2001.

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