Per più di 200 milioni di
anni, e fino a dieci milioni di anni fa, l'area del Matese
era occupata da un mare tropicale con acque calde e poco
profonde, molto calme e con saltuarie comunicazioni con
il mare aperto.
Durante il corso degli anni, l'area fu interessata da una
lunghissima fase di innalzamento ed abbassamento dei fondali,
per cui estese zone si sollevarono dando origine a regressioni
marine.
Negli ultimi cinque milioni di anni i fondali si
sono sollevati ulteriormente e si é avuta la formazione dei Monti
del Matese con l'attuale morfologia. Tracce di forme primordiali di vita sono
presenti nelle viscere delle montagne e frequenti sono le scoperte di conchiglie
simili a quelle che oggi si possono trovare sulle spiagge.
Ecco perchè l'area di Pietraroja riveste particolare importanza; in
essa, infatti, affiorano calcari fossiliferi appartenenti ad un arco di tempo
di ben 200 milioni di anni che va dal Triassico ai giorni nostri.
A destra del parco Geopaleontologico è possibile
osservare tracce della "trasgressione Miocenica" cioè del
contatto tra terreni cretacici e miocenici dovuto all'invasione di un mare
miocenico su un fondo costituito da sedimenti cretacici.
Gli affioramenti nei calcari miocenici,
di 20 milioni di anni fa, sono ricchi di foraminiferi,
alghe calcaree, molluschi, echinodermi, e sono stati rinvenuti,
inoltre, denti lunghi 15 cm appartenenti ad un antenato
dello squalo azzurro lungo oltre 10 metri.
Di recente un
paleontologo dilettante ha rinvenuto anche il fossile di
un piccolo dinosauro, subito soprannominato "Ciro".
Oggi il Matese é un massiccio montuoso a cavallo
tra Campania e Molise, delimitato dall'alto corso del Volturno
a sud-ovest e dal suo affluente Calore a sud, dal Tammaro
ad est, dal Trigno e dal Biferno a nord.
La morfologia del
massiccio é costituita da rilievi di altitudine piuttosto
elevata, i Monti Miletto, la Gallinola ed il Mutria, con
dorsali minori parallele e separate da valli. Alla base della
dorsale più alta, dominata dal Monte Miletto, si estende
il grande bacino naturale del lago del Matese.
La natura calcarea delle rocce del
Matese fa sì che
le acque meteoriche, penetrando nel suolo, diano luogo alla
formazione di bicarbonato di calcio che, essendo molto solubile,
scompare abbastanza presto, dando così luogo alla
formazione di fessurazioni che, con il protrarsi del fenomeno
formano cunicoli e gallerie dove scorrono fiumi sotterranei.